Di e con Federica Bassetti,
Georges Ivanovic Gurdjieff, armeno, maestro controverso, arriva in Francia nel 1922 e acquista la
tenuta di Le Prieuré des Basses Loges a Fontainebleau-Avon, situata alle porte di Parigi In
questa tenuta, Gurdjieff fondò la sede permanente del suo Istituto per lo Sviluppo Armonico
dell’Uomo. Il castello divenne una vera e propria comunità autosufficiente in cui allievi, intellettuali
e artisti internazionali lavoravano la terra, accudivano il bestiame e praticavano le note danze
sacre per coltivare la loro vita interiore. Il maestro sostiene che l’uomo é avvolto in un sonno
profondo proprio quando crede di esser sveglio. Dai tempi di Atlantide l’umanità dorme e
retrocede, per cui è necessario il risveglio, smascherando la nostra falsa personalità e ponendo in
essere il subconscio dove si nasconde la vera natura dell’uomo.
Lo spettacolo offre uno spaccato del pensiero e della attività del maestro più discusso del 900,
fornendo la testimonianza di chi lo conobbe e fu suo allievo. Gli incontri straordinari che Gurdjieff
racconta e di cui fa tesoro si miscelano ai miti capovolti e sconvolgenti che offre nelle sue opere.
L’offerta di una possibilitá per l’uomo di divenire consapevole é veritá violenta e dolorosa, ma
l’ironia del maestro ci avverte di un fatto: siamo dei trasformatori di energia. Nient’altro.
“Prendetevi tutto”
Francesco, scandalo ad Assisi
PRENDETEVI TUTTO – FRANCESCO, SCANDALO AD ASSISI
Un corpo nudo medievale squarcia il vuoto della nostra contemporaneità.
Testo e Regia: Antonio Mocciola
Con: Tommaso Sepe
Arriva sulle scene un Francesco d’Assisi inedito, carnale, spietato e disperatamente poetico. “Prendetevi tutto – Francesco, scandalo ad Assisi”, scritto e diretto da Antonio Mocciola, è un viaggio mistico e politico che azzera la distanza tra il Medioevo umbro e le gabbie dorate del nostro presente.
In scena, l’attore Tommaso Sepe incarna il santo restando sempre nudo per l’intera durata dello spettacolo. La sua nudità non è provocazione, ma urgenza drammaturgica: è il corpo nudo che si fa “carne aperta”, che rifiuta ogni possesso e si martirizza tra le spine per farsi invadere dall’Assoluto, fino al miracolo doloroso e grato delle stimmate.
Ma il vero scandalo di questo Francesco non risiede solo nel passato. Con una violenta e spiazzante rottura della quarta parete, lo spettacolo si proietta nel nostro quotidiano. Sotto una livida luce al neon, il santo rivolge le sue mani sanguinanti verso la platea e lancia un’invettiva profetica contro le nostre nevrosi moderne: “Le vostre case vi abitano, e vi rendono impotenti. Tornate ad abitare le vostre case. Dio è l’architetto”. L’uomo contemporaneo, suggerisce la regia di Mocciola, ha sostituito la ricerca di Dio con la schiavitù del superfluo e dei mutui trentennali.
Il climax drammatico si risolve in un finale ipnotico e alienante: sulle note rarefatte e desolate di solari di Ryuichi Sakamoto, la tensione spirituale capitola davanti a un freddo scontrino fiscale. Una mitragliata ossessiva e monocorde di soli sostantivi casalinghi (dal tagliabanane al portaavocado) riduce la nostra intera civiltà a un cumulo di ridicola plastica.
Un’opera visionaria che toglie il respiro, che scuote le coscienze e lascia lo spettatore nel buio, a fare i conti con il ticchettio del proprio vuoto interiore.
Sinossi
L’opera si apre nel cuore del Medioevo umbro, dove un Francesco d’Assisi febbrile e radicale consuma il proprio strappo dal mondo. In un climax di estasi e misticismo esasperato, il corpo del santo diventa il teatro di un martirio volontario tra i rovi, un rifiuto totale di ogni possesso materiale per farsi carne aperta alla divinità.
Ma il dramma non resta confinato nella cella della storia. Con una violenta rottura della quarta parete, la luce dorata dell’Alvernia cede il passo al neon freddo e asettico della contemporaneità. Francesco si rialza e, mostrando al pubblico i palmi sanguinanti delle stimmate, lancia una durissima invettiva contro la nevrosi dell’uomo moderno.
Il contrasto si fa spiazzante: la ricerca medievale dell’assoluto si scontra frontalmente con la schiavitù contemporanea del superfluo. L’uomo di oggi non si mutila più per Dio, ma si incatena a mutui trentennali, rinchiudendosi in gabbie dorate fatte di cemento e cartongesso. “Le vostre case vi abitano, e vi rendono impotenti” diventa il grido profetico con cui il santo scuote la platea, esortandola a tornare ad abitare lo spazio e a riconoscere Dio come unico, vero architetto dell’esistere.
Sul finale, mentre risuonano le note desolate e minimali di solari di Ryuichi Sakamoto, la tensione spirituale si dissolve in un freddo scontrino fiscale: una mitragliata ossessiva, alienante e monocorde di soli sostantivi casalinghi (dal tagliabanane al portaavocado). Un inventario desolante che riduce la nostra civiltà a un cumulo di ridicola plastica, lasciando lo spettatore nel buio, a fare i conti con il ticchettio del proprio vuoto interiore.
È qualcosa di più di una semplice presentazione di un libro: vuole essere un momento di riflessione collettiva su ciò che ha significato il movimento femminista nella prima metà del Novecento e sul contributo che figure di formazione e cultura internazionale, come Elena Cloan-Spyer, sposata Lucifero, hanno dato all’evoluzione della società civile italiana.
Elena, austriaca, figlia di un importante banchiere e appartenente a una delle più illustri famiglie ebraiche del panorama internazionale, sposò Alfonso Lucifero e venne a vivere a Roma. Portò con sé una sensibilità mitteleuropea e istanze di emancipazione femminile che avevano già acquisito un peso significativo nella cultura dell’Impero austro-ungarico, mentre in Italia faticavano ancora ad affermarsi.
La sua vicenda personale diventa così anche l’occasione per interrogarsi sul ruolo delle donne, sulla conquista dei loro diritti e sulla circolazione delle idee nell’Europa del primo Novecento, mettendo in relazione una storia familiare con una stagione decisiva della nostra storia civile.
Sarà Patrizia Cacioli, giornalista e militante femminista, a dialogare con l’autore del libro Christian Palmieri. Interverrà Fabio Benzi, con una lettura di Marta Bifano.
Stand up comedy show di e con Andrea Pugliese
27 e 28 Settembre ore 21 Cappella Orsini Via di Grotta Pinta 21
LETTERE D’AMORE
dal 2014, fatta eccezione per i due anni
della Epidemia di Covid, ogni anno
L’ARCOSCENICO ha portato in scena
questo spettacolo sia per il suo valore
artistico che per la sua capacità di
trasmettere una intensa emotività nel
Pubblico, come negli stessi due interpreti
LETTERE D’AMORE
E’ un’opera teatrale del drammaturgo statunitense
A.R. Gurney, che ha debuttato a New York nel 1988.
Utilizzando la forma epistolare tipica dei romanzi
d’amore, l’opera si concentra sui due protagonisti,
Melissa e Andy, amici d’infanzia che, seduti ognuno
alla propria scrivania, ripercorrono e leggono ad alta
voce le lettere, gli appunti e le cartoline su cui nel
corso di mezzo secolo hanno scritto le proprie
ambizioni, i loro sogni, le delusioni e le sconfitte. Nel
1990 LETTERE D’AMORE è stato candidato al Premio
Pullitzer per la drammaturgia.
Due tra i più grandi Attori italiani, Valeria Valeri e
Paolo Ferrari lo hanno portato in scena per oltre 10
anni decretandone un immortale successo
Composta nel XV secolo dal grande poeta e pensatore uzbeko, l’opera è una raffinata riscrittura della celebre Conferenza degli uccelli del poeta persiano Farīd al-Dīn ʿAṭṭār. Il viaggio di uno stormo di uccelli alla ricerca del proprio sovrano diventa un racconto allegorico sulla conoscenza, sulla trasformazione interiore e sulla ricerca spirituale.
Il volume sarà presentato da Marco Di Branco, docente di Storia religiosa dell’Islam presso Sapienza Università di Roma, e da Andrea Pintimalli, docente di Lingua e cultura araba presso le Università di Padova e di Modena e Reggio Emilia.
All’incontro parteciperà anche l’editore Sandro Teti.
La presentazione del libro sarà aperta gratuitamente al pubblico.
Alle ore 19:30, per chi vorrà proseguire il viaggio nel mondo poetico di ʿAṭṭār, la serata continuerà con uno spettacolo teatrale interpretato da Elena Baroglio, liberamente tratto dalla Conferenza degli uccelli. Lo spettacolo sarà accessibile con biglietto acquistabile sul sito della Fondazione Lucifero.
Una serata tra letteratura, storia e teatro, in uno degli spazi culturali più suggestivi del centro di Roma, per riscoprire il dialogo tra la tradizione poetica persiana e quella centroasiatica.
Sabato 12 settembre
Fondazione Lucifero – ex Cappella Orsini
A pochi passi da Campo de’ Fiori
Presentazione del libro: ingresso gratuito
A seguire: spettacolo teatrale con ingresso su biglietto